Le spettacolari croci apparse sul Cervino

Roberto D’Amico

 

Il Cervino, situato a cavallo tra Italia e Svizzera, deriva il suo nome italiano dall’originale francese Servin, dal latino Mons silvanus, "monte boscoso", in quanto un tempo grazie al clima più caldo era completamente ricoperto da alberi. Per uno sbaglio di trascrizione di un cartografo del Regno di Sardegna, il Servin divenne Cervin, che in francese si pronuncia allo stesso modo, da cui si generò il nome italiano che lascia presupporre un’errata associazione con il cervo.
In Valtournenche è chiamato Gran Becca, cioè "grande cima", di probabile derivazione dal celtico Bec, picco, punta rocciosa, becco, mentre in Svizzera è Matterhorn, nome tedesco formato da Matt, “prato”, e Horn, "corno".
 

Secondo la tradizione, la sua forma molto particolare è legata alla leggenda del gigante Gargantua (1) che un tempo lontano viveva nella Valtournenche. Un giorno, spinto dalla curiosità, decise di scoprire cosa ci fosse al di là delle montagne e cercò di scavalcarle ma, a causa del suo peso, le rocce sotto i suoi piedi crollarono, formando una frana gigantesca. Solo una piramide di roccia, posizionata tra le sue gambe, rimase in piedi: la Gran Becca, appunto.
Come per molte altre montagne, per lungo tempo la gente del posto pensò che la sua vetta fosse abitata da spiriti e demoni e che, a causa della sua forma aguzza e delle frequenti tempeste, fosse un luogo inospitale e pericoloso.
Fu solo a partire dal XIX secolo, seguendo una nuova moda sportiva giunta dall’estero, che molti alpinisti iniziarono a cimentarsi, spesso in gara tra loro, per scalarlo.
Nel luglio del 1865 l’eccezionale impresa riuscì al giovane artista e alpinista inglese Edward Whymper (allora venticinquenne) dopo diversi tentativi.
Abbandonato in ultimo dalla guida del Breuil Gian Antonio Carrel, che preferì la cordata dell'italiano Felice Giordano, Whymper decise di tentare da solo la grande impresa. Lasciato il Breuil, si trasferì così a Zermatt, dal lato svizzero della cima, dove in poche ore organizzò la spedizione che doveva battere in velocità quella di Carrel e Giordano.
 

Il 13 luglio, con lui partirono Michel Croz, guida di Chamonix, l'amico Charles Hudson, Roger Hadow, Lord Francis Douglas e la guida svizzera Peter Taugwalder con uno dei suoi figli con il suo stesso nome.
All'alba del 14 luglio, seguendo la cresta dell’Hornli, dopo aver bivaccato non lontano da dove oggi è sito il rifugio, ebbe inizio la loro scalata di quella montagna che sino ad allora era ancora ritenuta inviolabile.
La vetta del Matterhorn (4478 m.) venne raggiunta alle ore tredici e quaranta!
Dall'alto, Whymper vide, ancora lontana sul versante italiano, la cordata di Carrel e cercò di attirare l'attenzione degli avversari gridando e gettando sassi. Si dice che Carrel, credendo nella vecchia leggenda degli spiriti maligni che non volevano che il loro regno venisse profanato, abbandonò il suo tentativo. Assai più probabilmente lo fece perché vide i britannici in vetta.
Iniziata da poco la discesa in cordata, però, Whymper e compagni incontrarono un tragico destino, proprio nel momento della loro massima gloria.
Hadow, scivolò cadendo su Croz, che, perso l'equilibrio, piombò nel vuoto trascinando con sè Hadow, Hudson e Douglas. Nessuno ebbe il tempo di reagire. Poi la corda tra Douglas e Taugwalder si spezzò e i quattro scalatori precipitarono per oltre 1000 metri.
Solo Taugwalder, suo figlio e Whymper riuscirono a scamparla. (2)
Dopo aver fissato una corda su rocce solide ed essersi assicurati, superato lo sgomento per quello che era successo, i tre sopravvissuti ripresero la discesa. Verso le 18.00 raggiunsero un posto più sicuro sulla cresta. Cercarono le tracce dei loro compagni, chiamandoli a gran voce, ma invano.
 

 Mentre i tre cercavano ancora di riprendersi da quel terribile incidente la storia assunse nel giro di qualche istante un contorno quasi mistico. Uno strano ed eccezionale fenomeno apparve ai loro occhi. Videro formarsi nel cielo un grande arco con all’interno una colonna con ai lati due croci.  “…ad una grande altezza - come scrisse lo stesso Whymper - sul ghiacciaio de Lyskman. Pallida, scolorata, silenziosa, la misteriosa apparizione presentava dei contorni estremamente precisi... La si sarebbe detta una visione dell'altro mondo”.

  


Gli scalatori continuarono quindi la loro discesa e, ormai al buio, verso le 21.30 furono costretti a trovare un luogo dove potersi riparare e riposare. All’alba ripresero il cammino, raggiungendo finalmente Zermatt la mattina di sabato 15 luglio.
Qualcuno ritiene che quella straordinaria visione fosse una allucinazione collettiva dei tre sopravvissuti provocata dallo shock che avevano subito, come per altro affermarono gli stessi Taugwalder non riuscendo a spiegarsi quello che avevano visto. Essi lo definirono “fog-bow”, che in inglese significa “arco di nebbia” cioè un raro fenomeno ottico atmosferico che appare come un arco bianco o pallido e spettrale, formato dalla luce solare o lunare che interagisce con le minuscole goccioline d'acqua della nebbia.
Certamente colpisce la sorprendente coincidenza degli avvenimenti (prima vittoriosa scalata, terribile incidente, visione), ma la testimonianza di Whymper e dei suoi due compagni resta comunque una delle più discusse apparizioni celesti dell’area piemontese (la Valle d’Aosta fu separata solo nel 1946). Seconda solo a quella di cui fu testimone nella primavera del 312 d. C. Costantino il Grande, nel cielo sovrastante Collegno e Pianezza, dove si trovava accampato l'esercito romano: il celebre segno a forma di croce splendente sovrastante la scritta "in hoc signo vinces".  Come è noto, dopo tale apparizione, Costantino ordinò che il simbolo della croce fosse posto sui labari delle legioni e poi attaccò di sorpresa Massenzio sconfiggendolo sotto le mura di Torino.
Al di là della leggenda e i motivi politici che influenzarono Costantino ben più dell'apparizione per far assurgere il cristianesimo a religione di stato (cosa che tuttavia egli fece solo vent'anni dopo), rimane un’indubbia realtà di base che, così come per le “croci del Cervino”, può essere ricondotta scientificamente ad un fenomeno ottico non poi così raro nell'atmosfera.  
I Taugwalder non si sbagliarono di molto.
Si tratta di forme particolari e complesse del ben noto fenomeno dell'alone solare causate, al verificarsi di certe condizioni atmosferiche, dalla rifrazione dei raggi luminosi sui piccoli cristalli di ghiaccio in sospensione nell'atmosfera. Il gioco delle interferenze luminose produce, come effetto, strisce di luce verticali e orizzontali che vengono così a formare tra di loro una o più croci, aventi per centro il sole.
Entrando più nel dettaglio, aggiungiamo che le più spettacolari apparizioni sono dovute alla diffrazione della luce o, simultaneamente, alla riflessione, rifrazione e dispersione della luce, quando il cielo è velato da nubi leggere o da cirrostrati. Queste nubi, costituite da cristallini di ghiaccio appartenenti al sistema esagonale, piatti o piramidati con angoli diedri di 90° o 60°, riflettono e rifrangono i raggi luminosi originando numerose forme di alone fisse e mobili, quando i cristalli si muovono rapidamente.
Giusto per dare un’idea di quali possano essere le più frequenti forme di rifrazione, ne riporto un sintetico elenco:

·       Alone ordinario: alone luminoso iridescente attorno al sole o alla luna;

·       Alone straordinario: alone simile all'ordinario, ma più grande e con minore intensità luminosa e tinte disgiunte, visibile solo nella parte superiore;

·       Parelii (o Paraseleni) ordinari: dischi luminosi a destra o sinistra del sole o della luna alla stessa altezza. Se si manifestano con gli aloni i loro colori sono più puri;

·       Archi tangenti: archi luminosi tangenti nel punto più alto o più basso dell'alone ordinario;

·       Parelii secondari: dischi luminosi più piccoli che compaiono sull'alone maggiore;

·       Arco circumzenitale: raro arco parallelo all'orizzonte, poco sotto il sole;

·       Archi tangenti infralaterali: archi luminosi colorati situati a destra o sinistra del sole tangenti all'alone straordinario.

Oltre a queste, esistono poi i seguenti fenomeni ottici causati dalla sola riflessione sui cristalli di ghiaccio, detti anche “aloni” veri e propri:

·          Cerchio parelio: cerchio bianco orizzontale passante per il sole;

·          Antelio: immagine bianca poco luminosa situata sul cerchio parelio di fronte al sole stesso;

·          Archi obliqui all'antelio: archi luminosi passanti obliquamente per l'antelio;

·          Paranteli: dischi bianchi del sole sul cerchio parelio a 120° o 90° dal sole, in modo da dividerlo in tre parti uguali;

Colonna luminosa: striscia luminosa passante per il sole. Se anche il cerchio parelio è illuminato appare una figura a forma di croce. La fotografia allegata mostra un alone con parelio, cerchio paraelico e colonna luminosa ripresi in Alta Savoia nel gennaio 2025 (da app MeteoSvizzera). L’apparizione sul Matterhorn potrebbe essere stata legata a questo tipo di fenomeno.

 

Secondo l'ampiezza di queto fenomeno, agli attoniti testimoni possono apparire due soli laterali, che nel medioevo venivano identificate dalla superstizione popolare con le croci dei due ladroni con in mezzo quella del Cristo.
Vedendo la bellissima ricostruzione grafica ottocentesca dell'evento (3) dove si vedono gli scalatori che osservano quel misterioso arco con la colonna e le due croci, non vi possono essere dubbi circa la spiegazione scientifica. Tra l’altro, la bassa temperatura e l’ora serale, elementi che favoriscono il formarsi di quelle figure nel cielo, sono una ulteriore prova del fatto che quella visione fu reale.
È estremamente interessante scoprire che anche in un passato assai più lontano fenomeni ottici simili colpirono e spaventarono gli uomini e furono registrati.
Così fece, ad esempio, lo storico romano Giulio Ossequente, che nel suo “Prodigiorum Liber”, il “Libro dei Prodigi”, raccolse tutta una serie di fatti straordinari, tra cui fenomeni celesti insoliti, estraendoli da opere originali di Cicerone, Lucano, Tito Livio, Seneca, Plinio e molti altri famosi autori latini.  Nel 1552, l’erudito teologo tedesco Konrad Wolffhart, italianizzato come Corrado Licostene, pubblicò una sua “Cronaca dei Prodigi” nella quale riprese il libro di Ossequente, integrandolo con alcune lacune presenti nel testo originale ricavate dalle fonti latine originali e aggiungendo descrizioni di fenomeni analoghi verificatisi nel Medioevo e testimonianze tratte dalla cronaca a lui contemporanea.
Nelle pagine di questa vera e propria antologia dell’Insolito (4), si possono trovare due casi di apparizioni celesti che sembrano ricordare ed avvalorare quella di cui furono testimoni gli impavidi scalatori del Matterhorn.

                    

Il primo riguarda un avvistamento effettuato nel 1372 a Basilea dove venne visto un alone solare sormontato da due croci. Il secondo, invece, si riferisce ai tre soli con colonne, croci ed archi osservati nel 1514 nel cielo del Wurttemberg, in Germania, che mostrano davvero una notevole rassomiglianza con quelle viste sul Cervino nel 1865.

Dunque, è assai probabile che ciò che Whymper e i suoi due compagni di cordata videro non fu una allucinazione visiva dovuta al forte stress e neppure una geniale trovata pubblicitaria per rendere la giornata del loro successo ancora più famosa. Essi osservarono davvero un eccezionale fenomeno ottico atmosferico. Gli antichi, che interpretavano ogni strano avvenimento naturale, avrebbero forse detto che la Natura si era inchinata davanti all’ardimento di quei novelli eroi, celebrando in modo spettacolare la prima storica conquista della Grande Becca.
Per la cronaca, Jean-Antoine Carrel, ignaro della riuscita dell’impresa di Whymper, accompagnato dall'Abate Gorret, Jean-Baptiste Bich e Jean-Augustin Meynet, raggiunse la vetta dal versante sud-ovest italiano lungo la Cresta del Leone (che è il lato più difficile) il 17 luglio 1865, tre giorni dopo l’epica scalata dell’inglese, segnando un importante successo dell'alpinismo italiano.

 Note

1.         Secondo alcuni il nome trarrebbe origine dalla base fonosimbolica garg, che nelle lingue neolatine evoca concetti come” gola”, “gozzo”, latto di inghiottire. L’interpretazione più interessante è però quella che lega il nome a Gargan, un antico demiurgo celto-gallico, figlio del dio solare Beleno, costruttore di montagne e voragini. Soprattutto in Francia sono molti i toponimi che ancora lo racchiudono, mentre il celebre Mont Saint Michel fino al XII secolo era chiamato Mont Gargan. Della stessa origine celtica è pure il pugliese Monte Gargano, che Virgilio cita come Nemetun Garganum.

2.         Nella fotografia numero 1 sono riportate le due bellissime incisioni del celebre pittore, disegnatore e litografo Gustavo Dorè che volle immortalare quegli epici e tragici momenti.

3.         Il disegno è opera del padre di Whymper, l’artista e incisore Josiah Wood Whymper, e fu pubblicato sul “The Illustrated London News” dell’8 luglio 1871.

4.         Alcune delle apparizioni riportate nei libri di Ossequente e Licostene sono stati prese come prova dagli ufologi della presenza di strane macchine volanti nel passato. Per altro, la rivista CLYPEUS, sul cui nr. 65 del giugno 1980 pubblicai il mio primo articolo sulle “Croci del Cervino”, traeva il suo nome proprio da alcune di quelle visioni che parlavano di Clipei ardentes, “scudi infuocati” nei cieli dell’antica Roma.


Nota: articolo pubblicato su Civico20News la Rivista Online di Torino il 1 aprile 2026.

 

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