Le Madonne del Sasso

Roberto D’Amico

 

L’annientamento dei luoghi di culto pagani da parte della Chiesa ebbe inizio a partire dal IV secolo con l'affermarsi del Cristianesimo come religione di Stato dell'Impero Romano. A partire dall’Editto di Tessalonica del 380 d.C. molti santuari e monumenti legati alle religioni politeiste pagane furono presi di mira in ogni parte dell’Impero. Tra il 391 e il 392 d.C., i cosiddetti Decreti Teodosiani proibirono i sacrifici e l'accesso ai templi, spianando la strada alla confisca o alla distruzione dei preesistenti edifici sacri.
Nell’Europa celtica, in seguito alle decisioni prese durante i concili di Arles (452 d.C.) e di Tours (567 d.C.), la Chiesa ordinò l’eliminazione di tutti i simulacri naturali (alberi e pietre) presso i quali si accendevano fuochi, si portavano doni, si compivano riti e sacrifici od erano comunque oggetto di un qualche tipo di venerazione.
Nelle terre piemontesi fu quello il periodo dell’arrivo dall’Oriente di molti evangelizzatori. La loro azione pastorale fu rivolta proprio a contrastare il paganesimo, assai diffuso nel nostro territorio soprattutto nelle zone alpine dove le popolazioni celto-liguri erano state poco contaminate dai colonizzatori romani.
Al vescovo di Vercelli Eusebio, che si era rifugiato sulle montagne biellesi per sfuggire alle persecuzioni ariane, la leggenda attribuisce la neutralizzazione delle idolatrie in quella zona.
Sempre nel IV secolo, San Giulio, che aveva fatto voto all’Imperatore Teodosio di erigere cento chiese per combattere il paganesimo, terminò il suo lungo viaggio sulle rive del lago d’Orta, dove rimase affascinato dalla piccola isola rocciosa che vi sorgeva in mezzo. La leggenda dice che, non trovando una barca, la raggiunse camminando sull'acqua sopra il proprio mantello. Dopo aver scacciato i terribili draghi e i mostruosi serpenti che la abitavano (un evidente modo simbolico per dire che distrusse altari e simulacri pagani) lì edificò la sua centesima chiesa, nella quale fu poi sepolto. 

 

L’impegno dei missionari cristiani tra il IV e il X secolo non fu tuttavia sufficiente per eliminare completamente le molte plurisecolari tradizioni religiose pagane che tra il popolo conservavano ancora l’antica sacralità.
Tra il XII e il XVI secolo, la nascita dei movimenti eretici decretò una nuova opera di cancellazione, questa volta definitiva. La Chiesa cattolica si trovò a fronteggiare una situazione che era in grado di minare la sua stessa esistenza. Fu così che in quei secoli mise in moto una macchina repressiva di eretici e pagani (spesso assimilati) molto più incisiva ed invasiva, anche attraverso sanguinose crociate.  
Tuttavia, per motivi sociali e politici, in molti casi si preferì semplicemente convertire gli antichi luoghi di culto, trasformandoli da pagani a cristiani.
In un articolo dedicato alle Madonne arboree pubblicato tempo fa su questa rivista (1) scrissi delle tantissime chiese cristiane edificate in quei secoli a seguito di “miracolose” apparizioni mariane su alberi considerati sacri o ritenuti dotati di proprietà particolari dalle genti pagane.
La medesima sistematica opera di sovrapposizione venne utilizzata per pietre e rocce: i massi usati dagli antichi sciamani per le loro cerimonie divennero a loro volta testimoni di prodigiose apparizioni mariane o di eventi miracolosi sempre collegati in qualche modo alla Madonna, a conferma del fatto che la Vergine divenne la principale sostituta cristiana delle varie divinità femminili pagane che popolavano i boschi, le acque e le pietre.
È evidente che la riconosciuta sacralità che il popolo assegnava a quei luoghi fu l’elemento essenziale che permise loro di sopravvivere e continuare a rendere il loro servizio alla comunità.
In questo articolo, scopriamo allora insieme alcuni dei moltissimi esempi di edifici religiosi legati alle antiche pietre sacre.
Inizio con il Santuario di Oropa, non solo perché si trova in Piemonte, ma perché credo sia un esempio veramente eccezionale. Il fatto stesso che Sant’Eusebio abbia scelto quello sperduto luogo di montagna per nascondere la preziosa statua della Madonna Nera che aveva portato con sé dalla Palestina è, per altro, la migliore consacrazione dell’importanza che esso doveva avere per quel territorio. Le popolazioni celto-liguri avevano lì da sempre venerato i grandi massi erratici lasciati dai ghiacciai, circondati da un bosco sacro e con la presenza di una sorgente d’acqua ancora oggi considerata miracolosa, presso i quali celebravano le antiche divinità.   
Anche se la leggenda cristiana fa risalire l’arrivo di Eusebio al IV secolo, storicamente parlando, il primo nucleo del santuario furono due chiese montane costruite tra l’VIII e il IX secolo: San Bartolomeo, ancora esistente, e Santa Maria che nel XIV secolo fu sostituita dall’attuale Basilica Antica. Fu solo a partire da quel periodo che il culto della Vergine venne associato alla statuetta della Madonna Nera (che si sa oggi essere stata scolpita da un anonimo artista valdostano nel XIII secolo) che si trova ancora alloggiata in un più antico sacello dedicato a Sant’Eusebio inglobato all’interno della Basilica Antica.
Questa Basilica venne costruita proprio su uno dei grandi massi erratici, noto con il nome di Gran Deyro, che era servito come base per l’edificazione della chiesa primitiva e che si dice fosse in origine molto più grande, ma poi ridotto a picconate a quello che vediamo oggi (Foto 1). Vedere quel masso sulla parete settentrionale della chiesa genera un certo effetto, ma più ancora crea stupore scoprire che all’interno è stata lasciata un’apertura nel muro per permettere ai fedeli di poterlo toccare (Foto 2). La sacralità di quella roccia ha dunque resistito alla cristianizzazione e rimane lì a testimoniare la sua inalterata antica potenza magica!  
Sempre nella Basilica Antica, una bellissima pala posta sull’altare della Madonna Nera, dipinta nella metà del secolo scorso da M. Giovanna Brovetto (Foto 3), raffigura il vescovo Eusebio nell’atto di benedire la popolazione, davanti ad un grande masso erratico dove è posta la statua della Madonna Nera che ricorda molto il Ròch d’la vita (Pietra della vita) che si trova inglobato nella Cappella del Ròch, o Cappella del Sasso, che si trova sul lato est della Basilica Superiore, leggermente isolata rispetto al nucleo centrale del Santuario.

Questa cappella, edificata nel 1690 dagli abitanti del paesino valdostano di Fontainemore, pur non essendo parte delle dodici cappelle del Sacro Monte di Oropa dedicate alla vita della Vergine, è considerata la cappella più storica.  Uno dei tre massi erratici che essa ingloba è stato, infatti, da tempo immemorabile oggetto di un arcaico rito di fertilità (tradizione per altro comune a molte altre rocce sacre pagane, non solo celtiche (2)). Si tramanda che le donne che desideravano avere figli entrassero nella stretta fenditura del masso, girando per nove volte attorno ad esso e, infine, vi battessero sopra con forza il basso ventre. Anche quando la roccia venne coperta dalla cappella per molto tempo le donne riuscirono a strisciare nella piccola fenditura lasciata tra il sasso e il muro. Pare che l’usanza sia sopravvissuta fino al XIX secolo, ridotta ormai ad un semplice colpo col fianco. (3)
Lasciando il Piemonte, un altro dei casi più eclatanti è quello del Santuario della Madonna del Sasso di Rimagna, nell’alta Val Cedra, a cavallo fra Emilia e Lunigiana, in provincia di Parma. (Foto A).
Molti secoli fa gli abitanti di quel paese vedevano spesso splendere una specie di lumicino in località Groppo, se però qualcuno si avvicinava quella luce spariva. Una sera quello strano fascio di luce si spostò per andarsi a posare su una grande roccia nei pressi del villaggio, la stessa sulla quale molti secoli dopo sarebbe apparsa, miracolosamente impressa, l’immagine della Madonna.

Quel blocco di pietra divenne subito luogo di preghiera, poi fu protetto con una cappella dal tetto di paglia intorno al quale fu eretto un piccolo oratorio che col tempo divenne l’attuale Santuario. Sopra l’altare, c’è l’immagine dell’Assunta nel punto esatto dove era apparsa la prima volta, con una scritta che dice “In petra exaltavit me” (Sulla pietra mi ha esaltata). Un’antica tradizione consisteva nell’asportare piccoli frammenti di quella sacra pietra che erano ritenuti utili come protezione e portafortuna, evidente ricordo di pratiche pagane, visto che ritroviamo questa usanza in tantissimi altri luoghi.

Se ancora ci fosse bisogno di conferme, all’esterno, a fianco del Santuario, si innalzava fino a non molto tempo fa un secolare e maestoso faggio conosciuto con il nome di “Faggio della Madonna”, un altro evidente caso di Madonna arborea.
I reperti litici conosciuti come Sedia della Madonna e Impronta della Madonna, legati ai tradizionali pellegrinaggi verso il Santuario di Montevergine, situato nella frazione del comune di Mercogliano in provincia di Avellino, rappresentano altri due eccezionali esempi di rocce pagane cristianizzate.  
La Sedia della Madonna (Foto B) è situata all’interno della Cappella della Misura che sorge lungo il celebre Sentiero del Pellegrino che da Ospedaletto d'Alpinolo conduce al Santuario. È un grande masso a forma di sedia dove, secondo la leggenda, la Madonna si riposò durante la salita. La tradizione vuole che i pellegrini, durante il loro cammino, sostassero nella cappella ma che vi si potesse sedere e sentirsi a suo agio solo chi ne fosse stato degno.
La seconda reliquia, visibile nel museo abbaziale, è invece una lastra di pietra sulla quale sono incisi l’impronta della Madonna ed una lunga iscrizione latina tratta da un'indulgenza concessa da Papa Giovanni XXII (1316 - 1334) per coloro che, durante il pellegrinaggio, baciando quell’impronta, avessero recitato con fede tre Ave Maria. (Foto C)
Il Santuario della Madonna del Sasso di Bibbiena, in provincia di Arezzo, è ricordato sin dal 1204 anche se è stato ricostruito nelle forme rinascimentali tra la fine del ’400 e gli inizi del ’500. Deve il suo nome all’apparizione della Madonna avvenuta il 23 giugno 1347 alla piccola veggente Caterina di 7 anni ai piedi di un grande masso. La Vergine diede alla bambina delle fave piene di sangue, che vennero in seguito ritenute presagio della terribile peste che scoppiò l’anno successivo e dal cui contagio gli abitanti di Bibbiena e dintorni furono miracolosamente risparmiati.
Intorno a quel masso, ancora lì conservato, venne costruita la chiesa. (Foto D) 

A 565 metri di altezza, dominante sulla valle del Borro delle Sieci, a Pontassieve, in provincia di Firenze, nei pressi dell’abitato di S. Brigida, sorge il Santuario della Madonna al Sasso, nel luogo dove la Vergine Maria apparve il 2 luglio 1484 a due umili pastorelle.  Per ottenere la guarigione del padre moribondo, esse erano salite per pregare davanti all’immagine della Madonna custodita in un più antico tabernacolo.

Anche in questo caso la Madonna apparve su un grande masso. Restituita la salute al padre morente, chiese alle pastorelle “di far sapere a Firenze al Clero e al Popolo che la loro Madre celeste invitava tutti a ritornare a leggere e meditare il Vangelo”. Inoltre, rivolgendosi alle giovinette e al miracolato papà, la Vergine invitò a costruire su quel masso una chiesa più ampia dell’Oratorio esistente “perché qui mi piace essere venerata e da qui effondere grazie su quanti me le chiederanno”. In quello stesso luogo, che è noto essere stato considerato sacro da tempi immemorabili, vi furono diverse altre apparizioni della Vergine che portarono alla posa della prima pietra del Santuario il 2 luglio 1490, sesto anniversario della prima apparizione. I lavori furono ultimati in pochissimo tempo con la collocazione entro un sarcofago di marmo intarsiato, sotto la mensa dell’Altare Maggiore, di una porzione della roccia sulla quale la Madonna era apparsa alle pastorelle (Foto E - F).

Nella seconda domenica di maggio è qui celebrata con solennità la “Festa del Dono”, che conserva e perpetua elementi di rituali arcaici di fertilità. Per altro, il Sasso fu per secoli meta di pellegrinaggi da parte delle popolazioni di tutta la valle, durante i quali si seguivano tradizioni assai particolari, come la “Bifolcata” che prevedeva il sacrificio di un bue le cui carni venivano cotte, distribuite e mangiate sul posto, proprio come avveniva durante i riti tribali totemici.

Un altro Santuario della Madonna del Sasso sorge su uno sperone granitico aggettante sul lago d’Orta a 638 m di altitudine, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Già citato come “chiesa volta ad oriente” nel 1590, ma certo più antico poiché contenente la tavola della Deposizione, dipinta da Fermo Stella da Caravaggio datata 1541, il Santuario venne edificato nella prima metà del XVIII secolo.  Anche in questo caso la sacralità del posto è derivata dalle sue caratteristiche particolari, tanto che fu proprio la fama dei molti miracoli ottenuti in questo luogo sacro a favorire la costruzione della prima chiesa. Il piazzale affacciato sul lago “disinfestato” da San Giulio è conosciuto con il suggestivo nome di “prato della tela”, perché nelle giornate calde e soleggiate, le donne usavano stendervi la tela fatta in casa per candeggiarla. Un’altra bizzarra tradizione che si può forse ricollegare ad antiche ritualità precristiane.
Potrei proseguire ancora a lungo, in quanto le chiese con storie simili sono moltissime e non solo in Italia. Per chi fosse interessato all’argomento, lascio in nota (4) un elenco di alcune di esse, anche se credo di aver sufficientemente indicato la strada agli appassionati Ricercatori dell’Insolito per una prosecuzione personale di studi ed indagini.
Concludo citando la svizzera Abbazia di Sainte-Marie de la Pierre-qui-Vire situata al centro del Morvan, nel sud del dipartimento francese della Yonne, fondata nel 1850 da padre Jean-Baptiste Muard. Costruita su una riva del torrente Trinquelin, in una località selvaggia e boscosa, deve il suo nome ad una roccia che aveva una proprietà, ritenuta naturale, assai particolare. La roccia di forma appiattita era infatti posta in equilibrio su un'altra roccia e poteva essere messa in movimento e fatta girare dalla sola spinta di un uomo (Foto H). È il caso di ricordare che in epoche preistorica e protostorica i massi in bilico furono sempre considerati sacri e spesso usati come altari sacrificali o per riti di fertilità e, in taluni casi gli uomini ne realizzarono in modo artificiale. Fatto è che quel masso venne bloccato e su di esso fu posizionata una statua della Madonna che ormai sappiamo essere l’usuale sigillo finale delle precedenti tradizioni pagane.

 Note

1.    “La Madonna sulla quercia di Stupinigi”, pubblicato su Civico20News il 3 ottobre 2025.

2.    Esistono anche pietre inserite in chiese non mariane. Merita una menzione lo straordinario caso della Sacra Roccia conservata all’interno della chiesetta cinquecentesca di San Vito, a Calimera, provincia di Lecce. Si tratta di un tipico “men-an-tol”, megalito con foro centrale, passando attraverso il quale si perpetua ancora oggi, nel giorno di Pasquetta, un rito propiziatorio legato alla purificazione ed alla fertilità risalente a epoca precristiana.

3.    Sul WEB si possono trovare tantissimi riferimenti:

La Pietra della Vita - Oropa | Città Curiosa

Degrado delle Cappelle di Oropa - Cappella del Roc | Blog di lagranderupe

Il Biellese magico e misterioso: La devozione paganeggiante del “Ròch dla vita” d’Urupa - Newsbiella.it

Le Radici Degli Alberi: La Pietra della Vita a Oropa

4.       - Oratorio della Madonna del Sasso, Toceno, Valle Vigezzo.

-         Oratorio della Madonna del Sasso, Finero, Molesco, Verbano-Cusio-Ossola. Con Madonna nera di Loreto.

-         Chiesa della Madonna del Sasso, Colle Brianza (LC), località Cagliano, strada Campsirago Parrocchia di San Donnino, Diocesi di Milano.

-         Madonna del Sasso nella Chiesa di Sant’Agostino, Lucca. Costruita nel XIV secolo sulla preesistente chiesa di San Salvatore in muro, dell’XI secolo, a ridosso delle antiche mura romane dove si trovava l’antico teatro romano di cui è possibile vedere i resti alla base del campanile. Al suo interno si trova la Cappella della Madonna del Sasso all’interno della quale si trova una botola collegata direttamente con l’inferno! 

-         Santuario di Santa Maria del Sasso, Caravate, provincia di Varese.

-         Santuario Cuore Immacolato di Maria Regina della Pace alla Roccia di Belpasso (Foto G). È sorprendente notare la quasi contemporaneità delle apparizioni di Stupinigi e Belpasso (1994,1986), Anche le due apparizioni sono stranamente simili. Durante la prima apparizione a Belpasso dell’11 maggio 1986 il testimone Rosario vide una nuvola avvicinarsi a lui fin quando non si fermò sulla roccia. Quindi la nuvola si aprì e rivelò la figura della Madonna con un lungo vestito bianco con particolari dorati e un rosario nella mano destra. Il suo cuore di colore rosso scuro, aggrovigliato da spine, emanava una luce così forte che rendeva possibile intravederlo all’interno del petto della Vergine. 

-         La Cappella di Notre-Dame-du-Roc, un tempo associata al castello di Aldeberto I, costruita su un enorme roccione di 180 metri di altezza, domina la cittadina di Castellane e la valle del Verdon dal XII secolo. (Foto I) Non vi è dubbio che un simile roccione sia stato da sempre considerato luogo sacro.

-         Santuario della Madonna del Sasso a Orselina, il più importante della Svizzera italiana, dove, secondo la tradizione, nel 1480 fra Bartolomeo da Ivrea ebbe la visione della Madonna con il Bambino.

-         Abbazia di Notre-Dame-de-la-Pierre (in tedesco Kloster Mariastein) appartenente alla Congregazione benedettina svizzera, situata nel Cantone di Soleure a Metzerlen-Mariastein.


  1. Nota: articolo pubblicato su Civico20News la Rivista Online di Torino il 5 agosto 2026.

 

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