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  I misteri insoluti del dimenticato Arcangelo di Valgioie   Roberto D’Amico   Il Piemonte è ricco di meraviglie archeologiche ed artistiche, molte delle quali, non essendo di particolare pregio, restano accantonate come opere di secondo, terzo o quarto livello. Per mia indole , ponendo attenzione ai talvolta flebili segnali che ci giungono dal passato, ho sempre cercato di scoprire questi brandelli di storia ignorati per provare a ridare loro una giusta dignità. È questo il caso di un affresco che è possibile vedere nella splendida villa Marchini, in origine “Villa Grondana”, che ospita il Municipio di Giaveno. Palazzo storico, fu costruito dall’ aristocratica famiglia di origine spagnola Molines che lo abitò dal 1553 al 1901. Quando l’ultimo erede della casata morì lasciò in eredità la villa e il parco al suo segretario, Francesco Marchini; il tutto passò poi alla sorella di lui, Maria Teresa che, essendo anche lei ultima della sua famiglia, nel 1926 ne fec...
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  Una settecentesca Loggia Massonica a Rorà? Roberto D’Amico   Nella sua interessantissima monografia “La Massoneria piemontese - Misteri, storia e verità” (Editrice il Punto, Piemonte in Bancarella, 2011), la cui lettura mette in evidenza l’approfondita e meticolosa ricerca svolta dall’autore, lo studioso torinese Alberto Bracco scrive: “ Nel piccolo comune di Rorà esiste tuttora un vecchio edificio adibito a museo. Sulla facciata si può osservare un affresco, in gran parte conservato, in cui sono riconoscibili, ai due lati della porta d’ingresso sulla via, le immagini di due rozze colonne sul cui capitello è disegnato un mappamondo e, sull’altra, tracce di frutti (melograni?). Sopra a tutto questo campeggia ancora la scritta: “Hotel du Chamois”. Le apparenze concordano nell’indurre l’ipotesi che in quell’albergo si riunisse una Loggia, con la partecipazione del massone conte di Luserna e di Rorà .” Questo particolare riferimento mi ha incuriosito non poco, essendo st...
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                     I Santi a sei dita di Pontechianale Roberto D’Amico   Era il 1992 quando nelle pagine del mio libretto “Val Varaita Insolita” portai per la prima volta all’attenzione del pubblico uno strano dettaglio nascosto tra le montagne piemontesi: i santi con sei dita della Cappella di Santa Maria Maddalena, nella frazione omonima di Pontechianale, in provincia di Cuneo. Da allora, il mio nome è rimasto legato a questo piccolo enigma artistico. Eppure, all’epoca non feci nulla di sensazionale: mi limitai a raccontare solamente ciò che molti, fino ad allora, non avevano notato. Ho deciso di tornare a parlarne perché ho trovato una nuova chiave di lettura che, forse, può finalmente dare un senso a quelle dita in più. Si racconta che tra il XII e il XIII secolo, proprio dove oggi sorge la cappella, esistesse già un primitivo luogo di culto. Ma la prima notizia storica certa risale al 1603, quando Fra Stefan...